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Relazione workshop svezia 2006

ARINGHE FRITTE, BISTECCA DI RENNA E ICE BAR !
di Giuseppe Rigotti

Tocca a me scrivere un commento sull’esperienza svedese.
A parte l’invidia per gli autobus e la metro che arrivano sempre in orario e l’Ice Bar che è rimasto sul gozzo perché nonostante tutti i tentativi di corrompere l’irremovibile hostess, non c’è stato modo di entrarci, a parte la bistecca di renna (che non si è capito bene se sia buona o meno), le aringhe fritte e la birra e 2,5°, è stata una bella avventura.


Ci è stata mostrata, seppure sommariamente, un applicazione del facility management, un organizzazione evoluta della gestione dei servizi immobiliari (ricorderete certamente la regolazione della temperatura ambiente da un unico centro di controllo, veramente fantascientifica per i nostri standard).
Ci siamo anche chiesti se sia possibile esportare nella nostra quotidianità queste esperienze.
Penso proprio di no, il contesto nel quale sono applicate queste metodologie è assai diverso dal nostro.
Perché in Svezia, così come in tutti i paesi del nord Europa, prevale il sociale sul personale, il gruppo sull’individuo, il bene comune sul privato. E non esiste il condomino, almeno per come lo conosciamo noi! E questo spiega tante cose.

Vediamo lo scenario.

La Svezia ha solamente 9 milioni di abitanti, sparsi in una superficie di 450.000 km2, con il risultato che ci sono a malapena 20 persone per kilometro quadrato. Avrete capito perché abbiamo percorso 80 km in perfetta solitudine, da Stoccolma all’aeroporto!

Un'altra sorpresa è che quasi il 10% della popolazione è composto da immigrati (ahimè, è finito il mito degli/delle svedesi alti/e, belli/e e biondi/e!).
E non sorprende più di tanto che il Pil della Svezia sia superiore del 16% quello degli altri paesi europei e l’inflazione sia ferma al 1,1%. L’imposizione fiscale, in Svezia, è attestata al 51,5%, contro una media europea del 41,5% e l’aliquota Iva è al 25%.
Sono questi i costi dello Stato Sociale, un sistema socio economico che, si dice, accompagni il cittadino «dalla culla alla tomba», pianificando e organizzando la sua vita.

Abbiamo già visto nelle economie dei paesi del c.d. socialismo reale, come lo statalismo produca anche distorsioni e non sia immune da spiacevoli contraddizioni (lavoro nero, assenteismo, sistema sanitario inefficiente). Ma forse la conseguenza più preoccupante, dal punto di vista sociale, è l’erosione della famiglia, privata dai suoi compiti tradizionali, da cui deriva il grave problema dell’alcolismo e l’alto tasso di suicidi che affliggono la società svedese.
Va anche detto che la crescita economica della Svezia negli ultimi anni non si deve allo Stato Sociale bensì alla liberalizzazione di alcuni settori e alla privatizzazione di aziende prima sotto controllo dello Stato, che favoriscono gli investimenti e creano ricchezza.
All’HSB ci hanno spiegato come funziona il loro sistema (costruzione dell’immobile, vendita, messa a rendita, organizzazione della gestione dei servizi, global service, finanziamenti vari) e, bisogna ammetterlo, siamo rimasti impressionati.

Senonchè, l’Istituto Bruno Leoni che da anni studia l’evoluzione del welfare state nell’Europa del nord, ci riporta ad una realtà per noi molto familiare: la casa, un vanto del modello sociale «dalla culla alla tomba», è diventata un problema, più che in Italia. In un intervista, l’economista svedese Johnny Munkhammar afferma che vi è grande carenza di appartamenti, specie nelle città, e forti limitazioni delle nuove costruzioni, gravate da assurde norme che incidono negativamente sui prezzi delle nuove abitazioni, situazioni di privilegio per chi ha la fortuna di occupare un appartamento e problemi per le giovani coppie, pagamenti sottobanco, tipici di ogni economia sommersa, obbligata ad ingegnarsi per evitare le assurde regole statali.
E poi, a volte, il welfare state finisce per strafare. Pensate che in Svezia si sta talmente bene in carcere che ti danno persino uno stipendio per starci, e va a finire che gli immigrati dell’est Europa, pure la brava gente, decidano di commettere reati perché preferiscono stare in galera lì piuttosto che liberi nel proprio paese!

Ma ritorniamo alle cose serie, e parliamo di istruzione e formazione.
La Svezia spende il 7,5% del Pil per finanziare l’istruzione scolastica primaria, secondaria e universitaria, ponendosi al primo posto in Europa.
L' obbligo scolastico è di nove anni, a partire dall'età di 6 o 7 anni. La stragrande maggioranza dei ragazzi (intorno al 98%) frequenta le scuole pubbliche gestite dai comuni, benché sia possibile scegliere liberamente tra scuole pubbliche e private. L'anno scolastico è relativamente breve e comprende 40 settimane con un minimo di 178 e un massimo di 190 giorni di scuola.

La scuola secondaria superiore (gymnasieskolan) consiste di 16 programmi definiti a livello nazionale, di cui 14 sono programmi professionali e 2 sono programmi di preparazione agli studi universitari.
Tutti i programmi hanno una durata di tre anni, quelli professionali includono attività pratica su un posto di lavoro per almeno il 15% dell'anno scolastico.
La Svezia ha 37 istituti di istruzione superiore, comprese 7 università e un certo numero di centri d'insegnamento superiore piccoli e medi. Vengono rilasciati tre diversi titoli di studio: il diploma di laurea breve dopo due anni di studio a tempo pieno (högskoleexamen), la laurea vera e propria (kandidatexamen) dopo almeno tre anni di studio e il titolo di dottore (magisterexamen) dopo almeno quattro anni di studio.

In accordo con il principio della formazione continua, il sistema svedese di educazione per adulti fornisce a questi ultimi buone possibilità di migliorare le loro qualifiche in materia di istruzione e il governo ha recentemente destinato fondi più consistenti per elevare il livello generale d'istruzione e migliorare la formazione professionale.

Per stimolare un maggior numero di adulti a migliorare le qualifiche scolastiche è stato creato, a partire dal 1997, uno speciale sistema di assistenza didattica, con l’obiettivo di consentire principalmente ai disoccupati di seguire corsi d'istruzione primaria o secondaria superiore per un anno al massimo, ricevendo nel contempo un importo equivalente o al sussidio di disoccupazione o allo stipendio che riceverebbero sul mercato del lavoro.

Fatta questa premessa di carattere generale su alcuni aspetti del modello svedese, non resta molto da dire, sulle cose che ci riguardano.
Per tutto l’arco della loro vita, gli svedesi sono in simbiosi con lo stato sociale, che in cambio di tutta una serie di servizi e di benefit, impone le sue regole; per questo, il cittadino, sin dall’infanzia, viene educato all’osservanza delle leggi ed al rispetto degli altri.
Se teniamo ben presente questa circostanza, non deve meravigliare più di tanto la risposta che abbiamo ricevuto dai nostri ospiti quando abbiamo chiesto cosa succede in caso di impugnazione di una delibera da parte di un dissenziente: assolutamente impossibile, quando la maggioranza decide, la minoranza accetta senza discutere.
Un altro mondo!

Messa da parte la conflittualità, o almeno limitata in alcuni irriducibili (che ci saranno di sicuro), la gestione dei servizi diventa organizzazione, ricerca della qualità. Il rapporto con il cliente è collaborativo e non antagonista. Si lavora al suo fianco, attenti alle sue esigenze.

Non abbiamo avuto il coraggio di chiedere quanto guadagna il nostro omologo (che non è un amministratore di condominio, ma un manager), ma sicuramente non dovrà trattare il suo compenso, che sarà rapportato allo standard del servizio reso oppure concordato con la società dal quale dipende.
La nostra realtà è un'altra, completamente diversa. Ma teniamo conto che, in un futuro prossimo, il nostro lavoro sarà svolto in forma societaria e i nostri clienti potranno scegliere, almeno nei complessi condominiali di medie o grandi dimensioni, un pacchetto di servizi c.d. chiavi in mano; ecco che anche il modello svedese della gestione dei servizi immobiliari, ora per noi improponibile, potrà essere un riferimento organizzativo da seguire.
Ma fino a quel momento, cari colleghi, tiremm’ innanz. A Siviglia, a Siviglia!

dott. Giuseppe Rigotti

Ultimo aggiornamento, 2006-12-11 09:13:58
 
 

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